War games 2016

North Korean troops march past a portrait of the late leader Kim Jong Il during a military parade at Kim Il Sung Square to mark the 65th anniversary of the country's founding in Pyongyang, North Korea, Monday, Sept. 9, 2013. (AP Photo/Jon Chol Jin)

(AP Photo/Jon Chol Jin)

Che siano gli esperimenti nucleari della Corea, del Pakistan, dell’ India,della Francia in Algeria o degli Usa nel New Messico non ho mai particolarmente apprezzato chi si diverte a far scoppiare testate nucleari come fossero mortaretti per il capodanno. Questo fin dal 1996 quando, quindicenne, in diretta osservai con costernazione spazzare via un’intera barriera corallina a Mururoa. Il presidente francese in carica era Jacques Chirac.
Ora, invece, che sono vecchio, non mi sfugge il duplice significato e la connotazione politica che c’è dietro questo atteggiamento violento e di facciata della Corea. Cosa vuole nascondere la Corea? Cos’è che rende paranoico il giovane e paffuto Kim Chŏng’un e suo padre prima di lui, Chŏng’il.
Il giovane presidente trentenne sostiene di voler solamente difendere la pace e la stabilità del suo paese. Sarà pure vero ma il mondo non può star tranquillo sapendo che la Corea del Nord ha già la tecnologia nucleare perché è una minaccia per la stabilità dell’intero Nord Est asiatico. Senza contare l’infrazione a tutte le misure di salvaguardia dell’ Agenzia Internazionale AIEA che sollecitò ispezioni complete di tutti i siti nucleari del paese. Kim primo – che aveva appena assistito al crollo del suo ultimo alleato, l’Unione Sovietica, si oppose a qualunque intrusione.

Ieri la Corea del Nord ha reso noto di aver condotto con successo un test con una bomba nucleare all’idrogeno. Una speaker sulla tv nordcoreana ha con enfasi e orgoglio, quasi si trattasse di una grande scoperta scientifica o per la medicina, comunicato che Pyongyang ha testato una bomba all’idrogeno “miniaturizzata”, elevando “la potenza nucleare” del paese “al livello successivo” e fornendolo di un’arma per difendersi contro gli Stati Uniti e gli altri suoi nemici.

Quella che a detta di USA, Russia, UE, sembrava, a parole, dunque, solo retorica e propaganda, evidentemente non rivela tutta questa tranquillità ma alimenta una crisi regionale che qualora esplodesse, avrebbe risvolti mondiali.
E questa, altro che retorica, è un’escalation bella e buona della quale la bomba all’idrogeno è solo l’ultimo e più forte segno tangibile.

Quasi 30 mila soldati americani stazionano attorno all’area dalla fine della guerra di Corea (1950-53) senza nessuna intenzione di sgombrare.
Attorno o dentro la penisola coreana, spartita in Nord e Sud, si incrociano tutte le principali potenze mondiali: Stati Uniti, Cina, Russia, Giappone. Quattro civiltà che strofinano i propri lembi sulle faglie provocando scintille.
Le condizioni ci sono tutte. Ci sono tutti gli ingredienti necessari per parlare di polveriera. Che il prossimo esperimento nucleare non vada ad innescarla è una speranza e una preghiera al Cielo.

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