Un 2016 di grandi aspettative

Trascorsi sei mesi dall’insediamento della nuova amministrazione comunale di Mantova, guidata dal neosindaco Mattia Palazzi, ed in attesa della presentazione delle linee di mandato al Consiglio Comunale, è sentore comune il chiedersi quali siano le aspettative di una città che esce da un quinquennio di centro destra che si è caratterizzato soprattutto per la intrinseca litigiosità delle sue componenti partitiche. Il sindaco, dopo una vittoria senza se e senza ma, guida una maggioranza granitica sia numericamente che politicamente, con una squadra di assessori alle prime armi senza un’esperienza amministrativa di governo. Se da un lato questa freschezza può essere positiva, dall’altra lascia al solo primo cittadino una conduzione a cui nessuno è in grado di fare ombra. Nessuna critica al capo non significa che tutto vada bene ma che tutto tace, per timore o incapacità di analisi. Questioni sulle quali si poteva quanto meno aprire una discussione interna alla giunta non ne sono mancate, da Valdaro all’ingresso di Hera in Tea, solo per citare le più significative. Ma al di là di queste che possono apparire come una supposta volontà di non avere nessuno che possa oscurare la figura del sindaco, non si può sottacere il perfetto grado di “pubblicizzazione” di quanto viene fatto o di ciò che si Mantovaintende fare. Questa capacità la si era già vista ai tempi delle primarie e, successivamente, durante la campagna elettorale. Ma un conto è il dire e il promettere e un altro il fare. Finora, sul piano dell’immagine, l’iconografia è stata eccellente ed è culminata in quel profluvio di iniziative – e di costi! – che è stato l’appuntamento natalizio, con sfoggio di luci, colori, alberi nei quartieri, quasi come si volesse significare visivamente la differenza con l’oscuro quinquennio sodaniano di lacrime e sangue… dirsi concluso. Fatte queste premesse, ora Mantova e i mantovani si aspettano molto, moltissimo, e questa amministrazione ha il dovere di non deludere le grandi aspettative che sono state loro prospettate. Compito arduo, da far tremare le vene ai polsi, alle prese con problematiche che, pure, si trascinano da anni se non decenni, quasi come una maledizione biblica, in salsa virgiliana. Ne possiamo solo fare accenno, ma ognuno di essi meriterebbe le più ampie disamine. Partiamo dalla cultura, dalla cui miniera è possibile estrarre, come in un gioco di prestigio, talentuose sorti, magnifiche e progressive. Il titolo di capitale della cultura può essere un catalizzatore importante che va messo a frutto. L’azzeccato conferimento dell’Edicola d’oro al professor Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani e Presidente del Comitato Scientifico della Consulta Ministeriale per gli itinerari storici artistici culturali e religiosi (come, ad es. la Via Francigena, la Via Carolingia, il cammino di Santiago) consente di allacciare rapporti virtuosi con il più importante sistema museale del mondo. Ne dovranno seguire altrettanti per il rilancio di Palazzo Te e delle varie fondazioni, compresa quella universitaria che langue con rassegnata impotenza, cercando, al contempo, di mantenere ed accrescere la titolarità Unesco al più alto livello. Ne consegue che anche sul piano dell’incremento turistico i benefici dovranno riverberarsi non solo sulle categorie interessate ma allargarsi con un ritorno sul Bilancio cittadino. A ciò sono legati tutti gli aspetti riguardanti i collegamenti esterni (aeroporto, sistema tangenziale, ferrovie) ma anche quelli interni: Ponte a Catena, parcheggi, nuovo Piano Urbano del Traffico, eliminazione dei tre passaggi a livello di Gambarara, vecchio Ospedale, Porta Cerese (quest’ultimo già oggetto del progettato intervento Esselunga a cui occorre dare risposta di fattibilità). Nel campo della salvaguardia ambientale i nodi delle bonifiche del SIN, dell’inquinamento lacuale, della Burgo e di Valdaro, con i connessi problemi del lavoro, sono ineludibili e vanno affrontati di concerto con i referenti regionali e nazionali. Anche l’urbanistica e il recupero del patrimonio edilizio dovranno trovare ampio dibattito nei quartieri di Fiera Catena, nella destinazione del Palazzo del Podestà e della Torre della gabbia, nell’acquisizione (Banca d’Italia) o alienazione di dispendiosi e inutili complessi edili o nella paventata realizzazione di nuove strutture di dubbia utilità (Palestra di Borgochiesanuova). Al tema del lavoro non possono essere disgiunte le criticità nel campo del welfare con le nuove povertà che avanzano senza requie nonostante i ripetuti leit-motiv governativi sulla fine della crisi e il rilancio della produzione e dei consumi. Oltre ai soliti problemi che un’amministrazione civica deve affrontare giornalmente (come, ad esempio, le manutenzioni) c’è una parte forse meno utilitaristica ma di grande valenza civile che non vogliamo dimenticare per poter affermare che una giunta e una maggioranza appartengono a quella sinistra democratica attenta ai valori dell’individuo. Si tratta della cultura della legalità e dei diritti civili che vanno riconosciuti a tutte le categorie di uomini e donne, senza distinzione alcuna, così come detta la nostra Costituzione. I rimanenti quattro anni e mezzo che ci porteranno al 2020 ci diranno se dopo i profumati fumi della propaganda arriveranno anche i prelibati arrosti della concretezza.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *