Trump: la resa dell’occidente a 27 anni dal muro?

Questa volta ci siamo sbagliati. Come molti altri, ma essere in buona compagnia non è una gran consolazione. Donald Trump è il nuovo presidente degli Stati Uniti, contro ogni pronostico e addirittura con un discreto margine sulla rivale Hillary Clinton. In queste prime ore di shock si possono fare alcune considerazioni e qualche previsione (azzardata) su quello a cui il mondo andrà incontro. Perché ciò che è certo è che siamo di fronte a una svolta che coinvolge il mondo intero e fa saltare tutti gli equilibri sia interni che esterni agli USA. Sul fronte interno, il partito repubblicano conquista la guida del paese ma esce da queste elezioni fortemente diviso e con un presidente quasi impossibile da gestire; il partito democratico è completamente da ricostruire, perché la sberla alla Clinton dimostra che il giudizio sulla presidenza Obama è stato negativo e che la continuità che Hillary rappresentava era l’opposto di quanto cercava il popolo americano. Anche dal punto di vista sociale, l’amministrazione repubblicana probabilmente sarà caratterizzata da una svolta conservatrice e da un aumento della tensione con le minoranze e con gli immigrati. Sul fronte estero, oltre agli inevitabili crolli dei mercati internazionali (soprattutto nei primi giorni) la vittoria di Trump è il segnale inequivocabile della volontà degli statunitensi di disinteressarsi dell’Europa e del medio oriente, ammainando definitivamente la bandiera della superpotenza e lasciando spazio a Russia e Cina. Il nuovo presidente non ha mai nascosto la sua antipatia nei confronti della Nato, che presto potrebbe trasformarsi in una cosa molto diversa da quella che abbiamo conosciuto in questi settant’anni. Gli americani rinunciano al ruolo di guida dell’occidente e perdono definitivamente credibilità sul piano internazionale mandando alla Casa Bianca una figura agli antipodi dello statista. La responsabilità della disfatta democratica è di chi ha eccessivamente demonizzato Trump (bastava guardare quanto successo negli ultimi vent’anni a casa nostra per capire che la strategia era sbagliata) e di Hillary, che ha sbagliato a puntare tutto sulla continuità e a coinvolgere pesantemente Obama nella sua corsa. Perfino noi avremmo scelto lei solo per il cognome del marito e perché consideravamo impresentabile lo sfidante repubblicano. Le peggiori elezioni presidenziali della storia recente americana ci consegnano una grande incertezza sul futuro e segnano uno spartiacque che, viste le premesse, rischia di portarci in un mondo molto più insicuro. Il 9 novembre di ventisette anni fa cadeva il muro di Berlino, speriamo che il 9 novembre 2016 non rappresenti la resa dell’occidente.

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