Summer Springs – Capitolo 53

53

La fine

                                                                                                                         “e conoscerete la verità,

                                                                                                                  e la verità vi renderà liberi.

                                                                                                                                        Giovanni, 8:32

 

Nello scendere la scala di legno, Trish avvertì l’ululare del vento come se fossero all’aria aperta. Il cuore martellava violentemente nel petto, sembrava stesse per uscire. Ogni piolo che superava era come scendere negli abissi di una pentola a pressione pronta ad esplodere.

Quando posò il piede sul terreno il vento cessò lasciando l’enorme stanza avvolta in un irreale ed oscuro silenzio. Le fiaccole, appese ai lati delle pareti, tremolavano e si contorcevano ma non riuscivano a scalfire la massa di buio ferma davanti a lei.

L’eco del respiro di Trish echeggiava come fosse in uno stadio, era sola all’interno della camera eppure avvertiva un’orda infinita di occhi malevoli fissi su di lei.

Avanzò di un passo e dal bozzolo di oscurità emerse la figura dello sceriffo Harper, dopodiché il buio scomparve, il vento cessò e rimasero soli nella caverna con la tenue luce delle fiaccole a far loro compagnia.

«Possiamo sederci o preferisci parlare in piedi?» domandò Harper indicando il tavolo con le sedie.

Trish non rispose limitandosi ad avvicinarsi alla sedia più vicina, voleva mantenere l’aspetto più calmo possibile: avrebbe ascoltato ciò che la creatura aveva da dire, dopodiché l’avrebbe attaccata ed eliminata una volta per tutte.

Harper prese posto di fronte a lei, lo sguardo stranamente compiaciuto. A dividerli rimaneva solamente un malandato tavolo in legno.

«Poco fa la tua amica ha corso un bel rischio con quel gesto insensato!» disse Harper dopo un lungo momento di silenzio «Le miniere sono instabili, potevamo rimanere intrappolati sotto le macerie!»

«Buon per noi che non sia successo nulla.» rispose Trish.

«Io ti capisco, sai? La tua non è una situazione tanto diversa dalla mia, anzi si potrebbe dire che abbiamo vissuto esperienze identiche nel corso della nostra esistenza.»

«Ne dubito fortemente.»

«Entrambi abbiamo amato qualcuno che poi è morto e per tutti e due era una donna. Tu sei un’affermata scrittrice, ecco io mi diletto a scrivere racconti gialli di tanto in tanto. Sia tu che io siamo arrivati a Summer Springs per sbaglio o per volontà di qualcun altro, se ti suona meglio. Soprattutto entrambi abbiamo ucciso qualcuno a noi molto caro.» finita la frase posò uno sguardo di ghiaccio su Trish, che rimase come bloccata per un momento.

«Non ho mai ucciso nessuno! Come puoi dire una cosa del genere?» replicò Trish una volta ripresasi. Tuttavia la domanda che voleva porre ad Harper era ben diversa: da chi aveva avuto le informazioni? Era un segreto che era riuscita a non rivelare mai nemmeno a Victoria.

«Patrice Hawkins, stai ancora convincendo te stessa che si è trattato di un incidente?» la voce di Harper si fece condiscendente.

«Non mi sto convincendo: è stato davvero un incidente! Chiunque te ne abbia parlato ha omesso molti particolari!»

«Dopo una violenta litigata circa il tuo orientamento sessuale tua madre viene trovata morta: il collo spezzato a causa di una rovinosa caduta dalle scale di casa. Tu eri l’unica in casa in quel momento, ma a chiamare i soccorsi è stato tuo padre al suo rientro, il che ti ha fornito parecchio tempo per mettere in scena il tuo teatrino, al quale tutti hanno creduto. Tutti meno un navigato agente dell’FBI che negli anni successivi alla morte di tua madre fa di tutto per incastrarti; finché un giorno viene ritrovata la tua auto con evidenti segni di colluttazione al suo interno, ma di te nessuna traccia. Tu scompari ed un attimo dopo a Portland una giovane ragazza di nome Patrice Hawkings si presenta alla tavola calda in cerca di un impiego. Ti servono ulteriori particolari?» domandò retorico Harper.

Trish impallidì, la storia che lo sceriffo di Summer Springs aveva raccontato corrispondeva a verità. Credeva di averla sepolta una volta per tutte e invece alla fine era riemersa, con tutto l’orrore che si trascinava dietro.

Era tutto vero: sua madre la incalzava ogni giorno sul suo orientamento sessuale, minacciando di portarla a forza da psicologi e psichiatri, così da rimettere in carreggiata la sua mente deviata. Il giorno dell’incidente Trish, giunta al limite della sopportazione, spinse sua madre giù dalle scale e per una strana ironia del destino, la testa si poggiò in modo innaturale verso la cima delle scale, due occhi privi di vita scrutarono l’interno dell’animo di Trish.

L’idea di scappare non era nuova nella sua mente, così lasciò che le acque si calmassero e quando la polizia archiviò il caso come “incidente domestico” sentì che era giunto il tempo di mettere in atto il suo piano per scappare dalla città una volta per tutte e ricominciare una nuova vita altrove. Restava solamente da togliere di mezzo l’agente speciale che l’FBI gli mise alle calcagna, per essere finalmente libera inscenò il suo rapimento.

«Come vedi Trish ti conosco molto bene. Non sei una debole ed è questo che ti rende così importante per me dal momento in cui sei arrivata a Summer Springs.» proseguì dicendo lo sceriffo.

«Vuoi un appuntamento?» domandò ironica.

«Non mi serve nessun appuntamento. Tu sei qui ora e sappiamo entrambi che potrà finire solo in un modo.»

«Uccidendomi…»

«Voi esseri umani» disse la creatura/Harper «non siete in grado di pensare in modo differente, credete che la soluzione a tutto sia la morte, ma cosa sapete della morte? Nulla! Su questo pianeta ci sono soluzioni ben peggiori della morte, voi siete troppo arretrati per comprendere ciò che ho da offrirvi.»

«E cosa vorresti offrirci?»

«L’eternità» rispose Harper spalancando le braccia.

«Che significa “l’eternità”? » domandò Trish che puntava a guadagnare tempo finché non fosse giunto il momento ideale per colpire.

«Significa vivere per sempre, osservare nuove realtà, nuove dimensioni dell’animo di voi esseri umani. Significa guardare il mondo che ti circonda con occhi nuovi, creando nuovi orizzonti senza mai dover avere paura del tempo che scorre. Ecco cosa ti offro, Trish.»

«Ma sarai tu a vivere queste esperienze, giusto? Da me ti occorre solo il mio corpo, perché dovrei accettare?»

«Vivere in eterno ha un prezzo, io sono semplicemente il denaro con cui andrai a pagare.»

«Sai la tua è un’offerta veramente allettante, dico sul serio, ma non intendo accettarla. Per quanto stia soffrendo voglio continuare a vivere questa vita. L’idea di passare l’eternità come un burattino non mi intriga per nulla.»

La creatura si mise a ridere, una risata atroce, malvagia, profonda come gli abissi oceanici.

«Vedi Trish» prese a dire con una voce d’oltretomba «non si è mai trattato di scegliere o meno. Ho deciso che prenderò il tuo corpo e lo farò, con o senza il tuo permesso.» e si alzò di scatto dalla sedia.

Trish capì che quello era il momento giusto per agire.

«Prima di uccidermi posso farti un’ultima domanda?»

«Certo»

«Quali sono le tue vere sembianze?»

A quella domanda Harper si bloccò accendendo in Trish la speranza che il suo piano stesse seguendo la strada giusta.

«Perché vuoi saperlo?» domandò sospettoso.

«Perché voglio vedere negli occhi l’assassino che mi terrà in vita per l’eternità.» rispose fredda Trish.

Di nuovo la creatura rise, questa volta fu una risata isterica, pazza, che si prolungò per quello che sembrò essere un tempo infinito.

«D’accordo Trish, voglio concederti questo dono.»

Finita la frase, all’istante un vento impetuoso prese a spirare all’interno della caverna sollevando un muro di polvere tutto intorno a loro.

Trish socchiuse gli occhi, ma non voleva assolutamente perdersi lo spettacolo. L’aria unita alla sabbia sollevata da terra cominciò a scarnificare il corpo dello sceriffo Harper, le cui urla di dolore erano sovrastate dalle risate e dal vento demoniaco.

Trish si costrinse a guardare tutta la scena, finché dell’uomo non rimase altro che uno scheletro fumante che rovinò a terra andando in frantumi. In quel momento il vento cessò e l’intera stanza piombò nelle tenebre più oscure.

La giovane poteva sentire il battito accelerato del cuore rimbombare per tutta la caverna. Intorno a lei echeggiava la risata della creatura.

Il buio infine si riaddensò, la luce delle fiaccole tornò ad illuminare la caverna, ma ciò che apparve trascendeva ogni cosa che Trish avesse mai visto: dove prima stava Harper ora si ergeva una creatura umanoide, ricoperta interamente di oscurità, senza un volto ma solo con due occhi rossi come l’inferno posati su Trish.

La paura prese il sopravvento in lei, per un momento le balenò l’idea di voltarsi e darsela a gambe, ma non poteva farlo. Prese un profondo respiro e continuò il suo piano. Nulla l’avrebbe fermata.

«Così è questo il tuo vero aspetto.» disse Trish cercando di mantenere la voce più calma possibile.

«Esatto, Trish.» affermò la creatura, la voce riecheggiava nella caverna «Sappi che non è stato appagante per me eliminare il povero Harper, è stato un prezioso alleato.»

La creature mosse un passo in direzione della giovane, gli occhi rossi puntanti verso di lei la scrutavano fin nel profondo dell’anima avvertendo come un freddo respiro nel cuore.

Trish indietreggiò di un passo, la sicurezza paventata poco prima svaniva ad ogni secondo.

«Io ho onorato la mia parte del patto, adesso tocca a te. Non ti farò del male, sono qui per offrirti un’esistenza eterna!»

«Conosco il tuo punto debole!» esclamò Trish d’un fiato.

L’essere si bloccò di scatto puntando gli occhi rosso sangue dritti nello sguardo della giovane.

«Mi hai sentito: so il tuo punto debole.» ripeté per farsi coraggio.

«Debolezza è un termine umano, qualunque cosa tu abbia contro di me non mi farà nulla.»

Fu in quel momento che il dubbio s’insinuò nella mente della giovane: se Alice le avesse raccontato una marea di bugie? Se l’arma che le ha consegnato si rivelasse inefficace, che cosa avrebbe potuto fare? Rassegnarsi e morire? No, avrebbe lottato fino alla fine, in un modo o nell’altro.

«Sto aspettando» incalzò la creatura.

Trish prese un profondo respiro, cacciò la mano sinistra nella tasca dei pantaloni ed estrasse il pezzo di specchio che Alice le aveva consegnato poco prima. Senza più indugi o freni dettati dalla paura puntò la superficie riflettente verso la creatura.

«Non puoi sostenere la tua immagine riflessa, per questo ti rifugi al loro interno. Ed è proprio la tua avversione ai riflessi che ti eliminerà per sempre!» in quel momento, ogni dubbio nella sua mente si dipanò e per un istante non ebbe più paura.

L’essere, osservando il suo riflesso, si contorse in modo inumano, il corpo sembrava un ammasso di gelatina oscura pronta a liquefarsi, gli occhi rossi incapaci di staccarsi dalla propria immagine colarono lungo i lineamenti del volto. Le braccia della creatura si muovevano in modo inconsulto nella speranza di oscurare la visuale, ma tutto era vano. Le gambe si piantarono a terra come il tronco di un albero.

Trish decise di avvicinarsi, mosse un passo e nella caverna echeggiò un grido acuto di dolore proveniente da ogni angolo di oscurità lì presente.

«Questo è per Victoria!» disse avvicinandosi ulteriormente alla creatura che ormai era preda di spasmi e incapace di mantenere unito il corpo.

Gli occhi erano colati entrambi a terra andando a formare un’inquietante pozza di liquido rosso, ribollente e vivo, mentre tutto ciò che rimaneva dell’ombra prese a dissolversi, fondendosi con la terra circostante.

Il buio, oramai fuori controllo, prese a vorticare intorno a Trish sospinto da un improvviso vento, alzatosi all’interno della caverna.

La giovane istintivamente chiuse gli occhi mentre muoveva un ultimo, definitivo, passo verso ciò che rimaneva della creatura.

Quando lo specchio fu a pochi centimetri dal volto dell’essere, questi emise un profondo grido gutturale, dopodiché l’ultima cosa che Trish udì, prima di perdere i sensi, fu una terrificante esplosione.

Quando riprese i sensi, si ritrovò sdraiata su un letto. La mente proiettava immagini confuse: la luce di una torcia, qualcuno che gridava, una marea fatta di oscurità che il terreno della miniera assorbiva come avrebbe fatto un campo arido con un secchio d’acqua; ci fu anche un volto, un viso che in principio non riuscì a riconoscere, ma che era quello della sua salvatrice.

«Ti sei svegliata!» esclamò Alice entrando nella stanza con un catino pieno d’acqua.

«Q…Q…Quanto tempo…?» domandò Trish provando ad alzarsi a sedere.

«Un giorno intero, resta sdraiata, sei ancora troppo debole.» le rispose dolcemente Alice.

«La…cosa…è…?»

«Sì, è morta.»

A quella risposta il volto di Trish si rilassò, aveva vinto la battaglia, aveva vendicato Victoria e tutte le altre vittime dell’oscurità.

«Appena ti sei ripresa voglio che mi racconti ogni cosa! Adesso riposa ancora un po’, ci sono io qui, non ti lascerò più sola» continuò Alice.

Trish annuì e le rivolse un sorriso, ora era tutto finito e finalmente poteva godersi un meritato riposo.

 

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