Summer Springs – Capitolo 50

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Indennità di rischio

                                                                                                      “I had rather be a canker in a hedge

                                                                                                                        than a rose in his grace

                                                                                                         Don Juan, Molto rumore per nulla

Peter May si mosse nella loro direzione, le movenze sembravano quelle di una marionetta: a malapena i piedi toccavano terra, fluttuava come un fuoco fatuo all’interno di un cimitero.

Quando fu abbastanza vicino, sollevò un braccio in direzione della torcia di Trish e un’improvvisa folata di vento la spense.

«Qui non hai bisogno di simili espedienti per sentirti al sicuro, ci siamo noi che provvederemo alla tua sicurezza.» disse Peter May senza muovere le labbra, il suono si propagava intorno lei.

Trish, sebbene ogni fibra del suo corpo lo volesse, non riuscì a staccare lo sguardo dalla creatura che si fermò a pochi passi da lei. Osservando come le macchie di oscurità si muovevano su quel simulacro umano intuì che, qualunque sembianza avesse in realtà, mantenere l’apparenza di Peter May le costava parecchia concentrazione.

«Vieni» continuò la creatura «Lascia che ti racconti una storia.» e fluttuò verso il tavolo dove prima era seduto lo sceriffo Harper, questi lo seguì come ipnotizzato.

Trish prese il coraggio a due mani, mai come in quel momento si sentì pronta ad andare fino in fondo: doveva seguire il coniglio bianco fino alla fine della tana.

Raggiunto il tavolo si sedette di fronte a May, fece il possibile per non abbassare lo sguardo e continuare a fissare la profonda oscurità presente negli occhi della creatura.

«Che cosa vuoi da me?» domandò infine a May.

«Voglio raccontarti una storia, un racconto che si perde nella notte dei tempi, quando ancora l’uomo muoveva i suoi primi passi sulla terra.»

«Hai ucciso Victoria, se credi che basterà una storia per farmelo dimenticare sei completamente fuori strada.» il suo sguardo diventò improvvisamente gelido.

«Forse staresti più a tuo agio se lei fosse ancora qui.» terminata la frase una corrente arrivata da chissà dove dissolse le fattezze oscure di Peter May e le ricompose in quelle più aggraziate di Victoria Abril.

A quell’apparizione, così vivida e così fasulla al tempo stesso, Trish trasalì e per un breve intenso momento fu per perdere i sensi.

Lo sguardo, le labbra, le mani, erano riprodotti in modo così perfetto che era difficile riconoscere nella donna che Trish amava l’essere oscuro.

Deglutì e si costrinse ad allontanare ogni sentimento, doveva essere fredda come il suo interlocutore.

«Complimenti» disse in tono distaccato.

«Grazie, spero che questa immagine sia per te più famigliare, normalmente aiuta vedere un volto conosciuto.» rispose con lo stesso tono e la stessa inflessione di Vicky, era come se la donna non fosse mai morta, ma si trovasse in tutto e per tutto davanti a Trish.

Deglutì nuovamente, non si sarebbe mai aspettata una somiglianza di quel genere. Era una situazione terrificante, sentiva i nervi saltarle uno per uno, si costrinse a non cedere.

Accanto a loro lo sceriffo Harper sembrava del tutto estraneo alla conversazione e alla situazione stessa: in uno stato simile all’ipnosi sembrava contemplare una realtà differente da ciò che lo stava circondando.

«Comincerò la storia con una semplice domanda: cos’è per te il male?»

«E’ ciò che si verifica quando il bene viene a mancare.» rispose Trish stando al gioco della creatura.

«Vero in parte, dimmi se un animale notoriamente buono viene messo in un angolo, non attaccherà i suoi aggressori?»

«Sarebbe legittima difesa»

«Sarebbe spirito di conservazione» proseguì l’essere «E’ istintivo cercare di portare a casa la pelle, anche nelle situazioni più disperate. Non trovi?»

«Stai dicendo che ti senti minacciato da noi? Ti abbiamo messo all’angolo?»

«Al contrario: siete voi all’angolo, l’umanità a così tanta paura di me che cerca in tutti i modi di nascondermi, di annullarmi, di cancellarmi.»

«Ma tu chi sei veramente?» domandò Trish nonostante non fosse così sicura di sapere la risposta.

La creatura dalle sembianze di Victoria si sistemò meglio sulla sedia, forse un sentimento umano lo provava: l’orgoglio, essere qualcosa che una mente comune non poteva comprendere.

Quando fece per aprire bocca e dare la risposta accadde l’irreparabile: dalla botola alle spalle della creatura si udì un forte boato seguito da un’onda d’urto che per poco non sbalzò Trish giù dalla sedia, ma riuscì a far cadere a terra lo sceriffo Harper che rovinò sul terreno.

Gli occhi di Victoria si accesero di un rosso vivo, come se fossero infiammati, e il volto perse ogni traccia della bellezza della defunta, mutando in un ammasso oscuro e profondo come una notte senza stelle, il corpo stesso perse definizione e prese a svanire come un miraggio di fronte a Trish che, nonostante il terrore avesse preso corpo in lei, non spostò lo sguardo nemmeno un momento.

Il boato fu presto seguito dal grido disumano della creatura e da una potente folata di vento che spense ogni torcia nella camera dov’erano, lasciandoli avvolti nel buio più opprimente.

Trish non perse un istante: scattò in piedi e con le mani tese in avanti cercò la parete alla sua sinistra, sapeva che seguendola l’avrebbe condotta alla scala verso il piano superiore della caverna.

Qui il respiro le si fece affannoso, il cuore era un martello pneumatico pronto ad uscirle dal petto, il buio una morsa che stringeva le ganasce mortali contro di lei.

«…ti troverò e ti ucciderò…non uscirai mai viva da questa miniera…è solo questione di tempo…sei già morta…» echeggiò una voce intorno a Trish: era la creatura.

Doveva raggiungere la scale e scappare da quel luogo maledetto, ma non aveva idea di dove stesse andando, anche se il tempo passava i suoi occhi non riuscivano ad abituarsi all’oscurità che la circondava.

La disperazione prese in lei il sopravvento, cadde stremata dalla paura e avvertì il terreno sconnesso sulle ginocchia. Fu in quel momento, quando il buio si fece ancora più oscuro, che qualcuno la prese per mano, l’aiutò a rialzarsi ed insieme si avviarono alla scala di legno.

«Tranquilla Trish, adesso ci sono io a difenderti.» udì o le sembrò di udire mentre si arrampicava verso una debole luce oltre la scala.

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