Summer Springs – Capitolo 48

48

Sipario

                                                                                                                         “And so it was that later

                                                                                                                       As the miller told his tale

                                                                                                          That her face, at first just ghostly,

                                                                                                              Turned a whiter shade of pale

                                                                                                    A whiter shade of pale, Procol Harum

Era Jenkins, o meglio la figura avvolta nelle tenebre voleva essere il più simile possibile a Jenkins, ma ciò che riuscì a fare fu riportare in vita un rozzo simulacro, un fantoccio guidato dal buio e dalla malvagità che costituiva la cosa. Perfino la voce non usciva dalle sue labbra: esse si muovevano mute mentre il suono si propagava tutto intorno a loro.

Charlie istintivamente puntò la pistola verso la figura, giunti a quel punto trovarsi un fucile puntato contro significava tornare con i piedi per terra, era così stanco di quella situazione così priva di significato.

«Abbassa l’arma, agente Dodgson» sibilò la voce, puntando il fucile di Jenkins contro il federale.

«Sì Charlie, ti sei forse ammattito?» fece eco l’agente Nadar che aveva già alzate le mani.

L’unica che non capì appieno la situazione fu Victoria, ma avvertiva dentro di sé uno sfregare leggero, come se un’invisibile mano volesse farsi largo lungo la camicia. Sbatté le palpebre e lo sfregare sembro sparire, puntò meglio che poté la lanterna verso la figura ammantata nel buio.

«Ammattito?» rispose Dodgson «No David, finalmente ci vedo chiaro. Avremmo dovuto passare alle maniere forti appena arrivati in questo buco di città. Ora guarda in che razza di situazione siamo finiti! Come ti sembra ne usciremo, eh? Beh lascia che te lo dica: non chiedendo per favore! E se il signor Jenkins o chiunque sia non si scansa e ci fa uscire riceverà una doccia di piombo!»

«I proiettili non hanno ucciso Peter May, cosa pensi possano fare contro di me?» rispose la voce.

«Lo vedrai molto presto.» non fece in tempo a terminare la frase che aprì il fuoco in direzione della figura.

Un tuono acuto rimbombò per tuta la camera, mentre un grido ancora più acuto si univa al cacofonico concerto: il proiettile prese in pieno la testa di Jenkins che si dissolse in mille filamenti di oscurità. L’intero corpo vibrò e le mani lasciarono cadere il fucile.

I colpi di Charlie non si fermarono e colpirono il resto del corpo acefalo, mandandolo in mille filamenti che volteggiavano nell’aria nella strenua ricerca di ritornare alla posizione originale.

«SCAPPATE VOI DUE!!! USCITE DA QUESTA MALEDETTA MINIERA!!!» urlò Dodgson sovrastando il rumore dei proiettili esplosi e dello stridio della creatura.

David Nadar non avrebbe mai accettato che il suo collega si sacrificasse per nulla, così afferrò per un braccio Victoria (che quasi fece cadere la lanterna) e insieme si misero a correre in direzione della figura di Jenkins ormai dissolta nell’aria.

Nello scatto l’agente Nadar riuscì ad afferrare il fucile prima di correre a rotta di collo verso l’uscita.

Il rumore dei proiettili terminò presto, molto presto. Il corridoio che avevano scelto di seguire li stava sì conducendo ai piani superiori, ma non avevano la benché minima idea di quanto fossero in profondità.

Di tanto in tanto Nadar si voltava per controllare che la cosa non li stesse seguendo e che al contempo Charlie riuscisse a dare man forte per permettergli di scappare. Ben presto il tratto alle loro spalle piombò nel buio e David non poté più vedere nulla, l’unica fonte di luce proveniva dalla tremula lanterna in mano a Victoria.

Giunti in quella che sembrava una grande camera si fermano per riprendere fiato.

«Credi che il tuo collega stia bene?» gli domandò ansante.

«Spero sia riuscito a mettersi in salvo, testone com’è non mi sorprenderei se si fosse messo a prendere quella cosa a pugni!»

«Dovremmo essere circa a metà strada se non mi sbaglio.» continuò Vicky, guardandosi intorno per orientarsi.

«Hai fatto tutta questa strada per venire da noi?»

«No…» rispose puntando la luce verso un corridoio «…in realtà mi è sembrato di camminare per molto meno tempo…non capisco cosa possa essere successo…»

«Forse hai preso un’altra via per arrivare alle celle»

L’agente Abril fece per rispondere ma proprio in quell’istante un grido disumano lacerò il silenzio e fece letteralmente tremare i due agenti.

Istintivamente Victoria puntò la lanterna in direzione dell’urlo: proveniva dal tunnel che si erano lasciati alle spalle.

Ai due federali non occorsero parole, si scambiarono uno sguardo e capirono: l’agente Dodgson era morto, l’essere a forma di Jenkins l’aveva ucciso oppure aveva fatto del corpo qualcosa di inimmaginabile.

Incapaci di riprendere a correre i due si avvicinarono il più possibile, la lanterna ben tesa davanti a Victoria.

Fu una leggera brezza quella che percepirono per prima, così impalpabile da non sembrare nemmeno vera. Poi quando la brezza mutò in un vento più forte udirono distintamente il suono di passi nella loro direzione.

«David che facciamo?» domandò Victoria, ma l’agente Nadar non riuscì a rispondere: i passi cessarono e due figure si palesarono innanzi a loro.

Uno era Jenkins, proprio com’era prima che Charlie gli sparasse mentre l’altra era il corpo dell’agente Dodgson che lentamente incedeva verso di loro. Non fosse stato per un fumo denso e nero come la pece che fluiva dai suoi occhi, nessuno avrebbe potuto dire che era morto.

«Una mossa davvero incauta la vostra» proferì la voce soprannaturale che uscì dalle labbra di Charlie.

«Ora siete giunti al capolinea, fine dello spettacolo, cala il sipario. Purtroppo non siete voi i prescelti.» continuò la voce dalle labbra di Jenkins.

Victoria, mai come in quel momento, capì che la loro fuga era giunta al termine. Era finita, proprio come sibilava la creatura, qualunque cosa fosse e da qualsiasi luogo provenisse li aveva messi in scacco, nessuno li avrebbe salvati.

David Nadar urlò qualcosa, ma Victoria non sentì nulla, ormai la mente si era scollegata dal resto del corpo, questo l’aiutava a vedere tutto con più chiarezza: sarebbe morta di lì a pochi secondi.

Avvertì il pallore ricoprirle in viso, visualizzò un’ultima volta Trish, la carnagione rosea, il sorriso carico di vitalità che la colpì quella prima volta al pub, il loro primo bacio e l’inizio di una relazione che voleva durasse per sempre.

La sua mente si abbandonò a quei ricordi e quando la luce della lanterna si spense definitivamente, trasse un ultimo profondo respiro.

«E’ finita, miss Abril.» sibilò la voce di Jenkins alla sua mente, ma Victoria non si lasciò spaventare: finché il cuore non cessò di batterle nel petto, mantenne sul volto un sorriso sereno.

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