Summer Springs – Capitolo 31

31

Deep analysis

Parte Prima

Ma la notte è più buia subito prima dell’alba.

E io vi garantisco… che l’alba sta per sorgere

Harvey Dent, Il Cavaliere Oscuro

 

Alice ansimava per il troppo sforzo. Non era più abituata a correre così velocemente e per così tanto tempo.

Doveva fermarsi e riprendere fiato, ancora un metro e sarebbe caduta a terra senza fiato. Poggiò una mano al tronco d’un albero, le gambe le tremavano mentre ogni respiro sembrava permeato di aghi che foravano i polmoni.

Aveva sete, in bocca non era rimasta nemmeno una goccia di saliva, si guardò intorno ma l’oscurità notturna le impedì di vedere oltre il suo naso, nemmeno la luna riusciva a filtrare tra i fitti rami del bosco di Middletree.

Erano arrivati a Summer Springs, erano sulle sue tracce, presto l’avrebbero trovata e riportata a Detroit. Non doveva permetterlo, non prima di aver salvato i due federali, ma non sapeva dove li tenesse nascosti. Per quello si trovava nel bosco: se avesse trovato la capanna avrebbe sicuramente trovato degli indizi o un indirizzo, anche un numero di telefono sarebbe bastato.

Lentamente sentiva il respiro tornare normale, il cuore riprendeva un battito regolare e le gambe la tenevano nuovamente in piedi senza tremare; fu in quel momento che sentì un fruscio provenire dal fitto del bosco, davanti o dietro lei non avrebbe saputo dirlo, quel suono era tutto intorno. La paura prese vita e lasciò ben poco spazio alla ragione. Se erano sulle sue tracce presto l’avrebbero trovata, l’unica chances era rimettersi a correre, sperando di incappare nel capanno. Non sarebbe stata al sicuro ugualmente, ma almeno avrebbe avuto un posto dove nascondersi.

Presa la decisione ma sentì le gambe come pietra, incapaci di muoversi, il troppo sforzo le aveva come atrofizzate. Il terrore la invase nello stesso istante in cui anche i suoni del bosco si facevano via via più insistenti e più vicini a lei. Il vento prese a ululare con una violenza che mai prima d’ora aveva avvertito, capace di piegare le alte cime degli alberi intorno a lei.

Si accovacciò per terra, nascondendo il volto tra le ginocchia, rassegnata all’inevitabile fine che presto avrebbe fatto. I suoni si trasformarono in passi. Passi veloci e sicuri, un predatore che sa esattamente dove si trova la preda e sa di trovarla inerme, assuefatta alla fine.

Una lacrima le rigò il voltò, non voleva morire in quel modo, era ancora troppo presto, per la prima volta aveva capito l’importanza di essere viva e non voleva finisse in quel modo violento, nell’oscurità del bosco di Middletree.

Il vento urlava spazzando le foglie più deboli dalle chiome degli alberi più alti. I passi erano sempre più vicini, un tonfo sordo che si propagava nel terreno fino a lei.

Si strinse sempre di più nelle ginocchia, serrò i denti per non urlare dal terrore e dalla disperazione, quando sentì qualcuno fermarsi accanto a lei. Una presenza oscura, antica, ostile l’aveva infine trovata e presto avrebbe messo la parola fine alla sua esistenza.

«Dove credevi di scappare?» domandò una voce che di umano non aveva nulla ma che sembrava arrivare dal più profondo degli inferni.

«Pensavi che non ti avremmo trovata?» continuò l’essere, poggiando una mano glaciale sulla sua testa.

Alice sentì il gelo entrarle diritto fino al cuore, che per lo shock sussultò. Deglutì, sforzandosi di non gridare e di non cedere al terrore, divenuto ormai insopportabile.

«Tu lo sapevi che non potevano farla franca. Avevano visto troppo. Avevano visto noi, la realtà dietro il Sipario. Le Fate non aiutano i bambini cattivi, dovresti saperlo bene.» quelle parole entravano in lei come avrebbe fatto la punta di un trapano in un muro. Il respiro si fece affannoso e dalla bocca uscirono sbuffi di fumo, come d’inverno.

«Non vuoi proprio parlarmi? Un tempo avresti fatto i salti mortali per conferire con me, anche solo per un minuto. Ora ne hai la possibilità e non intendi fare nulla. Che ti è successo, Alice? Quand’è che ti sei venduta a questo mondo? Lo sai i sacrifici che abbiamo fatto per poterti conservare integra, intendi ripagarci in questo modo?»

Alice sollevò la testa per osservare il suo carnefice, non voleva staccare gli occhi dai suoi mentre la vita le veniva tolta per l’ultima volta.

Il signor May la osservava, gli occhi due biglie incandescenti nell’oscurità, il corpo stesso non aveva più nulla di umano. Solo un sorriso malvagio si dipingeva sul volto.

«Se devi farlo, allora fallo e basta.» gli disse riacquistando il coraggio che credeva perso per sempre.

«Con piacere.» ma proprio in quel momento un fascio di luce illuminò quell’angolo di bosco portando con sé un vociare confuso e un rumore di passi veloci.

«Eccola!!! L’ho trovata!!!» gridò una voce femminile puntando la torcia contro Alice, rimasta nuovamente sola.

Scostò il viso dal fascio luminoso per guardare meglio dove prima si trovava May: era scomparso nel nulla.

«Alice! Finalmente ti abbiamo trovata!» le disse Trish avvicinandosi, seguita a ruota dallo sceriffo Harper.

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