Summer Springs – Capitolo 29

29

Alice Liddell, chi era costei?

 “Piensa en mí

                                                                                                                                        Cuando sufras,

                                                                                                                                          Cuando llores

                                                                                                                           También piensa en mí.

                                                                                                                          Piensa en mi, Luz Casal

 

Dopo le presentazioni nella camera scese un freddo silenzio. Victoria teneva gli occhi fissi sui due colleghi, mentre lo sceriffo Harper leggeva avidamente il contenuto del fascicolo sulla Liddell.

L’agente Moore era giovane, forse troppo per seguire un’indagine di quella portata. La pelle mulatta e i capelli neri lunghi tradivano la sua origine messicana, gli occhi scuri e le labbra carnose completavano il volto dell’agente. Il sesto senso di Vicky le fece percepire una totale assenza di senso dell’umorismo, al contrario avvisò in lei una forte dedizione al dovere, capace di giustificare la sua presenza nell’ospedale.

Carter dava l’impressione tipica del quarantenne cinico e disilluso, per cui il lavoro non è altro che un mezzo per potersi mantenere e vivere agiatamente. Il viso affilato, i capelli brizzolati e l’ombra delle cinque che gli conferiva un aspetto vagamente minaccioso. Se Vicky avesse potuto leggere nella sua mente avrebbe trovato un unico pensiero: essere da un’altra parte.

Nonostante fossero colleghi li sentiva lontani mille miglia, poco importava che fosse in un letto d’ospedale, loro avrebbero concluso il caso ugualmente.

«Vedo che il nostro rapporto la sta prendendo molto, sceriffo.» disse sibillina l’agente Moore.

Harper sollevò la testa e, scambiato uno sguardo con Victoria, rispose alla federale.

«Da quanto tempo siete sulle tracce della Liddell?» domandò richiudendo il fascicolo.

«Abbastanza da poter dire che la ragazza era all’interno del faro con l’agente Abril.» rispose Carter.

«Sappiamo inoltre che gli agenti Dodgson e Nadar sono scomparsi da una settimana, stavano indagando con il defunto sceriffo sull’omicidio di un piccolo spacciatore, avvenuto nel bosco di Middletree. Dico bene sceriffo Harper?» l’incalzò la donna.

Vicky sperava che quelle informazioni fossero arrivate a Detroit tramite il direttore Goodkind, se così non fosse la storia dietro la sparizione di Charlie e Dave stava diventando via via più intricata.

«A tale proposito» continuò Carter «chiediamo che i corpi dello sceriffo Mccarthy, del ranger Stoogy, del misterioso spacciatore nonché dell’agente sotto copertura Fitzgerald vengano riesumati e sottoposti a una nuova autopsia. All’interno del fascicolo troverà la richiesta del giudice.»

C’era un federale sotto copertura? Questa scoperta raggelò il sangue nelle vene di Vicky e, a giudicare dal pallore di Harper, anche lui non l’aveva presa bene.

Il mosaico, invece di prendere forma, diventava via via più oscuro, come se fosse un romanzo noir dove ad ogni pagina il lettore scopre un colpo di scena.

Summer Springs diventò improvvisamente il centro di un intrigo oscuro e pericoloso, se Vicky voleva restare in gioco doveva fare molta attenzione a come si muoveva, un’altra mossa falsa e l’avrebbe pagata con la vita.

I due federali non si scomposero nell’attesa di una risposta da parte dello sceriffo, forse nemmeno ne aspettavano una. Si limitarono ad osservarlo silenziosamente, scrutando ogni sua minima espressione, alla ricerca di quella che lo avrebbe incastrato definitivamente.

Quel modo di lavorare non piaceva a Victoria, nonostante il direttore l’avesse tacciata più volte di utilizzare metodi poco ortodossi, le maniere dei colleghi di Detroit erano troppo “violente” anche per lei.

Ci sono altri metodi per indurre qualcuno a confessare, la coercizione non era tra le più nobili.

Tuttavia non riusciva a capire cosa avrebbe dovuto confessare lo sceriffo, nemmeno fosse stato lui ad uccidere tutta quella gente! Se così fosse stato, Charlie e David l’avrebbero incastrato appena arrivati in città e non sarebbero presi il disturbo di scomparire dalle scene.

No, i due nuovi arrivati stavano seguendo una pista diversa, un percorso che, partito dalla Liddell, li avrebbe portati su altre sponde, più profonde, più solitarie, dove la verità è una sola.

Cosa poteva sapere la Liddell di così importante? O meglio chi era realmente Alice Liddell? L’agente Abril, stanca di essere ignorata da ambo le parte, raccolse tutte le sue energie e lo domandò all’agente Moore, che senza togliere lo sguardo dallo sceriffo le rispose.

«Alice Liddell è una criminale ricercata anche dall’Interpol. Sappiamo che prima di raggiungere gli Stati Uniti ha compiuto almeno un omicidio in Canada, una volta varcato il confine si è stabilita a Detroit dove è stata tenuta sotto controllo dall’agente Fitzgerald, sotto copertura. Poco prima di sparire a Summer Springs il nostro uomo ci ha comunicato che l’indagine aveva preso una svolta inaspettata. Avremmo dovuto incontrarlo di persona, ma al momento della partenza ci venne comunicato che il suo corpo era stato ritrovato davanti alla locale segheria. Una volta messi in contatto con il defunto sceriffo siamo venuti a conoscenza che altri due federali erano a Summer Springs e che stavano indagando sull’omicidio di un corriere della droga rimasto anonimo. Avevamo ormai deciso di aspettare a recarci a Summer Springs, finché due giorni fa non ci viene recapitata una busta contenente una fotografia, una cartolina di Summer Springs e un certificato di morte. La fotografia, in bianco e nero, ritraeva Alice Liddell.»

«E il certificato di morte?» domandò Harper, anche se già intuiva la risposta.

«Era il suo. Alice Liddell è morta il 14 aprile 1912.» rispose freddo l’agente Carter.

 

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