La riforma distrugge la Costituzione

costituzione-referendum-effLa legge 206, il così detto Porcellum, è stata dichiarata incostituzionale in sostanza per due ragioni: Il premio di maggioranza senza nessuna soglia, e le liste bloccate. Sono le due ragioni che rendevano di fatto la più importante istituzione democratica un parlamento di nominati. C’è stato raccontato che questo avrebbe garantito la qualità dei rappresentanti ma su questa specifica questione non vale la pena di aggiungere nulla. Invece preme sottolineare che il risultato dell’annullamento del porcellum si chiama Italicum dove tutti i punti in sfregio e deliberato oltraggio alla corte costituzionale, sono stati ripresentati tali e quali.  Non si può tuttavia sperare, come fece il mugnaio di Potsdam, che un giudice sensibile a questi problemi di un tribunale ordinario possa rimettere la decisione alla corte costituzionale. L’iter tribunale ordinario, corte d’appello, cassazione, corte costituzionale (circa 6 anni) è troppo lungo perché come si è visto nel frattempo il parlamento, dichiarato incostituzionale rimane in carica e può cambiare la Costituzione. Può rendere costituzionale quello che prima è incostituzionale. Può auto-legittimarsi come nei peggiori regimi. Quindi bisogna sensibilizzare l’elettorato spiegando cosa stanno cercando di fare con il binomio Italicum-riforma, perché e con che mezzi. Intanto non si tratta di una riforma perché il termine riforma ha un’accezione positiva. Qui si tratta di distruzione, di fracassare un sistema perfetto ed equilibrato senza alcun amore, senza senso democratico e persino senza gusto estetico. Persino l’estetica della nostra bella costituzione ha un valore democratico. L’estetica di articoli brevi, coincisi, da essere letti anche da persone non istruite, chiari e di facile lettura. Dentro una frase come “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione” c’è un enciclopedia di riferimenti normativi, filosofici, storici, sentimentali di un popolo sconfitto ma non distrutto, in cerca di riscatto e consapevole che il potere va imbrigliato affinché possa essere esercitato in maniera sana. Volumi e volumi di scienze politiche sintetizzati in una riga, potente e chiara come l’art.1. Poesia, perfetto, irripetibile. Anche la parola “popolo” è intrisa di significato profondo che va capito come forse non è stato fatto ancora sufficientemente. Sono solo esempi ma tutta la Costituzione del 1947 è fatta così, dai principi fondamentali, dai rapporti economici e sociali, all’ordinamento delle istituzioni politiche. Tutto è ben calcolato e ben scritto, anche esteticamente. La nuova costituzione della Boschi non riforma ma complica e moltiplica fino a dieci i procedimenti legislativi incrementando la confusione. Non riforma ma distrugge gli equilibri mettendo gli organi di garanzia (Presidente della Repubblica e Corte Costituzionale) in mano alla falsa maggioranza prodotta dal premio. Non riforma il bicameralismo, non toglie il Senato (ancorché biasimevole) ma lo rende un organo inutile non elettivo e costosissimo.  Non riforma l’impianto costituzionale ma distrugge il ruolo delle opposizioni le cui opinioni e istanze vengono percepite come una perdita di tempo. E’ vero la democrazia rende più lento il processo legislativo e questo è un  grosso problema per chi tiene per nulla conto della tutela del pluralismo, della salvaguardia dei diritti sociali e dei diritti di parola delle minoranze. Nulla di nuovo però: l’abbiamo già sentita, la Storia si ripete sempre.

 

One Response
  1. Ester Zucca luglio 12, 2016

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *