Summer Springs – Capitolo 51

51

AlTeRaZiOnI

  “How long how long will I slide

                                                                                                                          Separate my side I don’t

                                                                                                                             I don’t believe it’s bad

                                                                                                                    Slit my throat it’s all I ever

                                                                                                         Otherside, Red Hot Chili Peppers

 

Alice riprese lentamente conoscenza, sollevando la testa avvertì in bocca l’amaro sapore del sangue e della terra; sputò nella speranza di evitare un conato di vomito.

Dopo l’aggressione all’hotel per mano dello sceriffo Harper, tutto era andato di male in peggio: con lo specchio in frantumi non aveva idea se l’altra metà fosse ancora al suo posto e il rapimento alla centrale di polizia non aveva certamente aiutato la situazione a migliorarsi. Ora si trovava sola ed indifesa nella miniera di Summer Springs, si alzò in piedi e osservò la cella fatta di pareti di pietra viva, un pagliericcio a significare un letto e un tavolo dove una consumata candela stentava ad illuminare tutto l’ambiente.

Il mondo esterno era separato dalla cella da una spessa porta in legno che in condizioni normali non sarebbe certo stato un problema, ma ora anche una semplice porta chiusa sembrava l’Everest da scalare.

In cuor suo non avvertiva più il peso della presenza, per la prima volta dopo oltre un secolo si sentiva leggera come l’aria. Quella sensazione, così positiva, apriva in lei una più profonda consapevolezza: era sola, intrappolata in una cella senza via d’uscita.

L’attimo di felicità assaporato così fugacemente si trasformò in un boccone amaro che doveva ingoiare per forza. Indietreggiò fino a sbattere con la schiena contro la parete di roccia viva, il panico aveva preso il sopravvento mentre il cuore e il respiro seguivano un ritmo tutto loro. Incapace di urlare, si lasciò cadere a terra, nascose il viso tra le mani e pianse lacrime di disperazione.

Non seppe dire per quanto tempo rimase in quello stato, tra il confuso e l’impaurito, ma quando bussarono alla porta sollevò il capo e con il palmo della mano asciugò le lacrime dagli occhi.

«Chi è?» domandò fingendo di non aver paura.

«Un amico venuto a trovarti da molto lontano» sibilò qualcuno dall’altra parte.

Alice scattò in piedi, avrebbe riconosciuto la voce anche ad occhi chiusi: era lei, era la presenza.

«Sei tornato!» gridò correndo verso la porta.

«Sei sorpresa? Credevi che ti avrei abbandonato per sempre? Era quello che speravi dopotutto…» sibilò nuovamente.

Aveva ragione, liberarsi della presenza era l’unica cosa che la spingeva ad andare avanti, oramai sapeva di essere diventata un burattino nelle sue mani, eppure nel breve istante in cui non la sentiva più accanto a lei, provò una disperazione molto più che profonda.

«Devi aiutarmi ad uscire, dobbiamo salvare Trish e fermare Harper!» esclamò.

«Cosa ti fa pensare che sia incline ad aiutarti dopo tutto quello che mi hai fatto?»

«Siamo entrambi prigionieri, tu stesso me l’hai detto. I nostri destini dovranno seguire lo stesso corso, altrimenti non ci sarà pace per nessuno dei due.» la risposta diede un velo di speranza ad Alice che si sentì più forte.

«Tu sai chi c’è dietro tutto questo, non hai voluto fermarlo quando ne avevi la possibilità ed ora la situazione ti è sfuggita dalle mani. Perfino io sono riuscito a staccarmi da te dopo secoli di forzata convivenza. Siamo giunti alla fine, Alice, il nostro cammino si ferma qui: io tornerò da dove sono venuto e tu morirai in questa cella. D’altra parte morire non era da sempre il tuo desiderio?»

«Non puoi lasciarmi qui.» tuonò Alice «Avverto il vincolo che ci unisce, se prima eravamo divisi ora ci stiamo saldando insieme nuovamente. La tua libertà ha le ore contate.»

Un attimo dopo un colpo invisibile spalancò la porta della cella costringendo Alice ad allontanarsi riparandosi il viso dal vento che prese a spirare intorno a lei.

Fuori, nel corridoio, non c’era traccia di anima viva, ma solamente un’oscurità viva, pulsante, incredibilmente reale.

«TU!» sibilò la voce «COME OSI ANCHE SOLO PENSARE DI ESSERMI SUPERIORE? NON HAI ABBASTANZA POTERE PER LEGARMI A TE!»

Ma la presenza si sbagliava e quando scagliò la sua furia omicida contro Alice, questi non fece altro che alzare lo sguardo e lasciare che il male dentro di lei uscisse una volta per tutte.

Gli occhi erano diventati rossi colore del fuoco, il viso si ricoprì di oscurità; quando sollevò il braccio la presenza non fu altrettanto veloce, così Alice riuscì ad afferrarla. Ora era alla sua mercé.

«Dimmi la verità» prese a dire Alice con voce distorta «non ti aspettavi che avessi imparato i tuoi trucchi. Adesso che ho capito come resisterti sparisci una volta per tutte.» e prese a stringere la mano come su un invisibile collo, finché il vento non esplose tutto in un colpo, un boato proruppe in tutta la stanza assieme ad un grido lacerante, che per poco non ferì i timpani ad Alice.

In quel momento la giovane non avvertì più la presenza stretta nella sua mano, proprio in quel momento udì un’esplosione poco distante. Nella sua mente si fece largo un solo pensiero: doveva correre a salvare Trish.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *