Summer Springs – Capitolo 47

47

Al sicuro (?)

                                                                                                                                   “Ma sappi questo,

                                                                                                                            che negli ultimi giorni

                                                                                                                     ci saranno tempi difficili.”

                                                                                                                                         2 Timoteo 3:1

 

Una volta giunti al commissariato, la prima cosa che Trish fece fu di accompagnare Alice in una stanza al sicuro. La giovane era ancora troppo scossa e per tutta la durata del tragitto non smise di tremare.

Lo sceriffo Harper, al contrario, si chiuse in ufficio con due collaboratori, annunciando a Trish che avrebbe fatto luce sulle ultime vicende e che una volta trovata la soluzione l’avrebbe informata.

La stanza dove le due donne si ritrovarono rinchiuse, “per loro sicurezza” come ebbe a dire lo sceriffo, era di quelle dove si tenevano gli interrogatori: un tavolo al centro, tre sedie e un enorme specchio che dava la possibilità alla camera accanto di osservare cosa accadesse.

Alla vista dello specchio, Alice tremò ancora più forte e con un filo di voce sussurrò a Trish.

«Non possiamo restare qui…lo specchio…presto potrebbe raggiungerci…devi oscurare lo specchio o verrà a prendermi…ti prego…»

«Nessuno verrà a prenderti, qui siamo al sicuro. Fuori c’è lo sceriffo Harper, chi si sognerebbe di fare irruzione in una centrale di polizia?» rispose Trish, glissando sul discorso dello specchio.

«No, no, tu non capisci!…lo specchio nella mia camera è andato in frantumi! Ora è libero di uscire e non tarderà ad arrivare qui! Devi oscurare lo specchio qui dentro, così facendo non ci troverà, guadagneremo tempo!»

«Tempo per che cosa?…» domandò Trish.

Alice fece per rispondere, ma un’improvvisa folata di vento gelido risalì lungo la spina dorsale delle due donne. Trish si staccò dalla giovane che prese a tremare in modo convulso, nascondendosi il volto tra le mani. Il lampadario al neon sopra le loro teste sfarfallò come se stesse per saltare la corrente e così fu: per due interminabili secondi le tenebre scesero all’interno della camera per interrogatori. Oltre al suo respiro affannoso, Trish avvertì un’altra presenza respirare insieme a loro, una presenza lugubre, antica, carica di malvagità.

Quando la luce tornò, Trish fece sedere Alice stando bene attenta di tenere alle sue spalle lo specchio, che non sembrava affatto mutato.

In quel momento le venne in mente Victoria, ancora non si era fatta viva e la situazione stava peggiorando di minuto in minuto. A questo punto doveva esserle successo qualcosa, sperava che lo sceriffo nella sua riunione operativa ne tenesse debito conto: ritrovarsi con tre agenti federali scomparsi e due morti non era una bella pubblicità per Summer Springs.

Fu proprio quel pensiero che la spinse a mettere da parte Victoria per capire, una volta per tutte, cosa stesse accadendo in città.

«Alice» prese a dire con voce rassicurante «Ho bisogno di sapere che cosa sta succedendo a Summer Springs, da quando sono arrivata ho rischiato la vita ogni giorno, forse la mia compagna è stata uccisa» nel pronunciare quelle parole un brivido le percorse la spina dorsale «credo di avere il diritto di sapere che cosa sta succedendo! Che cos’è questo vento che soffia dal nulla? Cos’è la figura che stava per raggiungerci al capanno di Peter May? Ma soprattutto, chi sei davvero tu?»

Alice scostò le mani dal viso e Trish vide che la giovane non aveva smesso un attimo di piangere, le lacrime segnavano le guance e gli occhi erano arrossati.

«Va bene Trish, ti racconterò ogni cosa…»

Patrice prese posto di fronte a lei, pronta ad ascoltare ogni parola uscente dalla sua bocca. Si rammaricò di non avere con sé il suo registratore portatile.

«Io non ricordo più quando sono nata, sono passati troppi anni da allora. Ricordo però che un giorno, mentre ero a servizio in una grande casa, mi imbattei in un grande specchio con la cornice di legno intarsiata e un grosso panno che ne copriva la superficie. All’epoca ero molto curiosa e così, visto che ero sola, tolsi il panno per accertarmi che la superficie non fosse danneggiata. Non lo era, ma nemmeno rifletteva me o gli oggetti intorno a me. Rimiravo una lastra nera, oscura come un abisso profondo. Lì per lì pensai che fosse uno scherzo e che in realtà servisse per spaventare le figlie del padrone, feci per ricollocare il panno quando per la prima volta udii la sua voce: “Alice…Alice…” sussurrava da lontano. Il panno mi scivolò dalle mani, feci per raccoglierlo quando sullo specchio comparvero due occhi rossi che incorniciavano un volto simile al mio, ma avvolto dall’oscurità. Trattenni a stento un urlo quando la cosa riprese a parlare: “Alice…tu mi hai liberato…era destino che fossi tu…adesso farò io qualcosa per te: ti renderò libera…poggia la mano contro la mia…” e tese un palmo nero dal suo lato dello specchio. Io… io ero spaventata, la mano mi tremava ma non riuscii a trattenerla, si muoveva verso lo specchio, come a ricongiungersi con l’immagine speculare…» Alice inspirò, ma prima di poter riprendere a parlare nella centrale di polizia di Summer Springs tutto accadde in pochi secondi.

Trish prima avvertì una voce che urlava qualcosa, quando cercò di mettere a fuoco la situazione udì due colpi di fucile esplodere contro qualcuno.

Istantaneamente si accucciò, allungando le mani verso Alice.

Il vociare e gli spari si fecero ancora più concitati, le due donne caddero sul pavimento. Anche la luce nella camera andò via, lasciandole completamente al buio.

Quando calò il silenzio nella centrale, solo il loro respiro affannoso rompeva l’atmosfera che si era creata.

Passarono interminabili secondi prima che qualcuno aprisse la porta della loro camera per puntarvi una torcia.

Trish lentamente sollevò il volto e mise a fuoco la figura davanti a lei.

«Non è possibile…» disse con la voce rotta dalle lacrime «Non può essere vero…»

 

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